Broadcom prepara il rilancio di vSphere Standard dopo anni di focus quasi esclusivo su VMware Cloud Foundation. Una scelta che può rendere nuovamente VMware interessante per molte infrastrutture medio-piccole. Il problema è che, nel frattempo, il mercato è cambiato.
Per chi lavora da anni con VMware, la notizia ha qualcosa di paradossale. VMware sta preparando una nuova versione di vSphere Standard, riportando attenzione verso quella fascia di clienti che necessita soprattutto di una piattaforma di virtualizzazione solida, supportata e relativamente semplice, senza dover trasformare il proprio datacenter in una piattaforma private cloud completa.
Secondo quanto riportato da The Register, Paul Turner, Chief Product Officer della VMware Cloud Foundation Division, ha riconosciuto che negli ultimi anni VMware ha avuto in alcuni casi un focus eccessivo su VMware Cloud Foundation. Turner ha anche spiegato che sono stati corretti gli incentivi commerciali che spingevano la forza vendita verso VCF.
Non è soltanto una nuova release. È, almeno in parte, una correzione di rotta.
Da vSphere a VMware Cloud Foundation
Dopo l’acquisizione di VMware da parte di Broadcom, la strategia commerciale e di prodotto è cambiata profondamente. Il modello è passato verso subscription e bundle più ampi, mentre l’attenzione strategica si è concentrata soprattutto su VMware Cloud Foundation (VCF) e VMware vSphere Foundation (VVF).
Dal punto di vista tecnologico la logica esiste: VCF non è semplicemente un hypervisor, ma una piattaforma private cloud integrata. Con la generazione 9, Broadcom ha continuato a investire in lifecycle management, automazione, networking, sicurezza, Kubernetes e nuove funzionalità infrastrutturali. La stessa documentazione VMware presenta VVF 9.0 come una piattaforma unificata che affianca a vSphere capacità operative e HCI.
Il punto è che non tutti i clienti hanno bisogno di un private cloud. Molte infrastrutture VMware presenti nelle PMI sono molto più semplici: alcuni host ESXi, vCenter, SAN o NAS, HA, vMotion, backup e poco altro.
vSphere Standard non era sparito: era rimasto indietro
È importante fare una distinzione. vSphere Standard non è semplicemente scomparso dal catalogo. Una knowledge base Broadcom continua a indicare vSphere Standard ed Enterprise Plus come edizioni standalone, ma specifica che sono supportate soltanto fino a vSphere 8 Update 3, mentre le funzionalità vSphere 9 sono disponibili tramite VVF 9 e VCF 9.
Questa distinzione è fondamentale: la tecnologia vSphere ha continuato ad evolvere, mentre l’offerta standalone destinata alla virtualizzazione tradizionale è rimasta legata alla generazione precedente. La documentazione Broadcom è consultabile qui.
Il ritorno di vSphere Standard
Secondo The Register, VMware prevede ora una versione aggiornata di vSphere Standard. Nelle dichiarazioni raccolte durante VMware Explore, Broadcom ha ammesso di aver posto talvolta un’attenzione eccessiva su VCF e di aver corretto gli incentivi che spingevano commercialmente in quella direzione.
È emerso inoltre un riferimento a infrastrutture nell’ordine di circa 128 core come fascia tipica per il prodotto Standard: un dimensionamento perfettamente compatibile con molte realtà medio-piccole.
Ma, paradossalmente, credo che le nuove funzionalità saranno la parte meno importante dell’annuncio.
VMware rimane tecnicamente difficile da criticare
vSphere continua a essere un prodotto eccellente. Chi lo ha amministrato per anni conosce bene la maturità di vCenter, ESXi, HA, DRS, vMotion, integrazione storage, networking, API e dell’intero ecosistema di backup e monitoring.
Ed è proprio questo che rende il momento attuale interessante. Molti clienti non hanno iniziato a guardarsi intorno perché l’hypervisor avesse smesso di funzionare. Il problema si è spostato su licensing, bundling, costi, canale e prevedibilità della roadmap commerciale.
La domanda non è più soltanto “quanto è valida la tecnologia?”, ma “quanto posso prevedere oggi il costo e il modello di questa piattaforma tra tre o cinque anni?”.
Il costo di uscita è già stato pagato
Quando un’azienda cambia piattaforma di virtualizzazione non sostituisce semplicemente un hypervisor. Deve verificare compatibilità hardware, networking, storage, backup e disaster recovery; costruire procedure operative; formare le persone; testare HA e migrazioni; adattare monitoring e automazioni; validare i workload e infine spostare le VM.
È un investimento significativo. Ma una volta sostenuto quell’investimento, accade qualcosa che cambia completamente il rapporto con il precedente vendor:
il costo di uscita è già stato pagato.
Per anni il costo e la complessità della migrazione hanno rappresentato uno dei più grandi vantaggi competitivi di VMware. Oggi, per una parte dei clienti, la stessa inerzia può iniziare a giocare contro VMware.
Le alternative non sono rimaste ferme
Proxmox VE
Proxmox è uno degli esempi più evidenti. Il 2 settembre 2026 l’azienda ha annunciato l’espansione del supporto enterprise diretto a 24×7, operativo dal 19 ottobre 2026, e ha dichiarato una base installata superiore a 2,3 milioni di server Proxmox VE attivi. L’annuncio ufficiale è disponibile sul sito Proxmox.
Anche l’ecosistema di data protection si è evoluto. Veeam supporta ufficialmente Proxmox VE, riducendo uno degli ostacoli più importanti per chi valuta una migrazione. La matrice di supporto è disponibile nella documentazione Veeam.
Nutanix AHV
Nutanix rappresenta un’alternativa diversa: non necessariamente il tentativo di replicare vSphere, ma la possibilità di ripensare l’infrastruttura attorno a un modello HCI. Per alcune aziende il rinnovo VMware è diventato l’occasione per rivalutare l’intera architettura, non soltanto l’hypervisor.
Microsoft Hyper-V
Hyper-V resta una possibilità concreta soprattutto nelle organizzazioni fortemente integrate con Windows Server, Active Directory, Azure e Microsoft 365. In alcuni contesti la migrazione può diventare anche un consolidamento tecnologico attorno all’ecosistema Microsoft.
Il mercato ha imparato a vivere senza VMware
Negli ultimi anni molte aziende, MSP e system integrator hanno costruito competenze che prima non avevano. Sono nati laboratori Proxmox, PoC Nutanix, nuovi cluster Hyper-V, procedure di migrazione e integrazioni con piattaforme di backup differenti.
Il mercato ha quindi ridotto progressivamente quello che era uno dei principali elementi di lock-in di VMware: il costo e la complessità di abbandonarlo.
Per VMware il vero concorrente è l’infrastruttura che funziona già
Immaginiamo una PMI che abbia lasciato VMware nel 2024. Nel frattempo ha acquistato o riconfigurato hardware, costruito un nuovo cluster, formato il personale, migrato decine o centinaia di VM, adattato backup e monitoring, aggiornato la documentazione e assorbito il rischio del progetto.
Nel 2026 VMware torna con un prodotto più adatto alle sue dimensioni. La domanda inevitabile è:
perché dovrebbe migrare una seconda volta?
Un prezzo competitivo potrebbe non essere sufficiente. Una nuova funzionalità probabilmente nemmeno. Bisogna dimostrare che il ritorno generi un vantaggio economico e operativo superiore al costo di una nuova migrazione.
Il concorrente più difficile da battere, quindi, non è necessariamente Proxmox, Nutanix o Microsoft. È l’infrastruttura che il cliente ha già migrato e che oggi funziona.
Dove una nuova vSphere Standard può ancora avere molto senso
Il ritorno di vSphere Standard può invece essere molto interessante per chi è ancora su VMware e non ha ancora migrato, per chi mantiene ambienti vSphere 7 o 8 e sta rimandando una decisione e per nuovi progetti nei quali la maturità dell’ecosistema VMware continua a rappresentare un vantaggio concreto.
Per questi clienti VMware conserva un vantaggio enorme: un upgrade è quasi sempre meno rischioso di una migrazione.
La vera partita si giocherà sul licensing
Prima di giudicare la nuova Standard serviranno informazioni molto concrete: prezzo, minimo di core, funzionalità incluse, gestione di vCenter, HA, vMotion e DRS, durata delle subscription, modello di rinnovo, politiche di canale ed eventuali differenze rispetto a Enterprise Plus, VVF o VCF.
Soprattutto, servirà una risposta alla domanda più importante:
il cliente potrà prevedere ragionevolmente il costo della piattaforma nel medio periodo?
Tecnologia e fiducia sono due problemi differenti
VMware ha costruito in oltre vent’anni uno degli ecosistemi infrastrutturali più solidi dell’IT enterprise. Quel patrimonio tecnologico non è scomparso con l’acquisizione Broadcom.
Ma tecnologia e fiducia seguono dinamiche differenti. Un bug può essere corretto con una patch. Una funzionalità può arrivare in una release. Un prodotto può essere riposizionato. La fiducia di clienti e partner richiede invece tempo e continuità.
Il mio punto di vista
Lavorando da molti anni con infrastrutture VMware continuo a considerare vSphere uno dei migliori prodotti di virtualizzazione disponibili. Ed è proprio per questo che trovo la situazione quasi paradossale.
Molti clienti probabilmente non volevano abbandonare VMware. Sono stati semplicemente portati a chiedersi se avesse ancora senso restare. Una volta posta quella domanda, hanno scoperto che il mercato offriva più alternative di quanto pensassero.
Per questo continuo a pensare ciò che avevo scritto commentando la notizia su LinkedIn:
per una parte del mercato VMware potrebbe essere arrivata semplicemente troppo tardi.
Il problema non è convincere un cliente che vSphere sia tecnicamente migliore. VMware ha ancora molti argomenti per farlo. Il problema è convincere un cliente che ha già investito tempo, denaro e competenze per uscirne a sostenere un secondo investimento per rientrare.
Per anni l’inerzia tecnologica ha giocato a favore di VMware: migrare era costoso, rischioso e complesso. Broadcom ha spinto una parte dei clienti a sostenere proprio quel costo. Ora la stessa inerzia potrebbe giocare contro VMware.
La prossima vSphere Standard potrà essere un prodotto eccellente. Ma il successo della nuova strategia non dipenderà soltanto dalle funzionalità. Dipenderà soprattutto da tre elementi: prezzo, prevedibilità e fiducia.
Fonti e approfondimenti
- The Register — VMware swings its focus back to low-end server virt, promises vSphere Standard upgrade, 2 settembre 2026.
- VMware by Broadcom — Announcing VMware vSphere Foundation 9.0, 17 giugno 2025.
- VMware by Broadcom — What’s New with vSphere in VMware Cloud Foundation 9.0?, 23 giugno 2025.
- Broadcom Knowledge Base — vSphere editions and vSphere 9 compatibility.
- Proxmox — 24/7 Enterprise Support and Proxmox North America, 2 settembre 2026.
- Veeam — Proxmox VE platform support.